Da
millenni il castagno è parte
del paesaggio dell’Alto casertano
ma soprattutto dell’area che circonda
il vulcano di Roccamonfina che, grazie
alla felice interazione tra suolo, clima,
varietà, produce un frutto di
grandissima qualità merceologica
e organolettica. Questo albero ha fornito
non solo frutti, ma anche legname per
le costruzioni, per il mobilio e per
i camini, costituendo, di fatto, la
principale fonte di sussistenza per
intere comunità rurali.
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Le
principali varietà coltivate
nell'area del Monte Santa Croce
sono: la "Tempestiva",
la "Napoletana", la
"Paccuta" e la "Lucida",
che da sole o consociate valorizzano
e caratterizzano le diverse contrade
rurali.
La "Tempestiva" o "Primitiva"
è la castagna più
diffusa tra le varietà
coltivate ed è la più
precoce in assoluto. I frutti
sono di medie dimensioni, dalla
forma regolare, globosa, con pericarpo
di colore marrone bruno-scuro
con strie poco evidenti, con seme
bianco-latteo, polpa consistente
e dal sapore dolce. |
La
"Napoletana" o "Riccia"
viene considerata un'ottima varietà
per le caratteristiche di pregio del
frutto, di forma molto regolare e pezzatura
media.
La "Paccuta" presenta frutti
grossi, di forma molto regolare a maturazione
medio precoce.
La "Lucida" o "Lucente",
diffusa in tutta l'area, presenta un
frutto bello e regolare, di pezzatura
media, non molto dolce.
Lo
stretto legame dell’Alto
Casertano con la coltivazione
del castagno ha avuto significativi
effetti sulle tradizioni gastronomiche
e alimentari di questa terra.
Nei secoli il peso delle castagne
nella dieta è cambiato
in funzione della disponibilità
o della penuria degli altri
alimenti, mantenendo però
sempre un ruolo rilevante, anche
in considerazione dell’
elevato potere nutritivo di
questo frutto ricco di amido,
zuccheri, sali minerali e vitamine.
La castagna può essere
utilizzata nella preparazione
di numerosi piatti,
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specialmente dolci.
Gli squisiti marrons glacés,
, le marmellate, il castagnaccio, le
semplici caldarroste o le castagne lessate,
sono solo alcuni degli infiniti modi
per esaltare il gusto di questo frutto
buono e nutriente.
Interessante, e di semplice realizzazione,
è la ricetta della metà
del XIX secolo proposta dal grande gastronomo
Ippolito Cavalcanti, le frittelle di
castagne. Si preparano lessando castagne,
ceci e noci, e poi tritandole con zucchero
e pane raffermo bagnato con il latte,
il tutto aromatizzato con noce moscata
e condito con un pizzico di sale.
L'impasto si lavora con tuorli d'uovo
e da esso si ricavano delle ciambelle,
che una volta fritte andranno ripassate
in zucchero e cannella in polvere.
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