| Celebre
per i suoi oliveti e vigneti e
per una specie rara di cipresso,
Fontegreca è una piccola
e graziosa cittadina, che sorge
sulle pendici rocciose del monte
La Rocca, quasi al confine della
Campania. Ha interessanti palazzi
barocchi che si affacciano sul
corso principale e la presenza
del fiume Sava, che attraversa
il comune per cinque chilometri,
rende il suo terreno fertile e
favorevole per molti tipi di coltura.
La nascita di Fontegreca non è
molto antica anche se in epoche
remote la zona fu popolata dagli
Osci che si fusero poi, con i
Sanniti Pentri. Il nucleo originario
di Fossaceca, sorse intorno al
mille grazie ai pastori di Gallo
e di Letino che d'inverno scendevano
verso valle per pascolare i loro
greggi. In età normanna
Fontegreca fu feudo di Guglielmo
di Fossa Ceca e più tardi,
come molti comuni di origine feudale
donati alla Chiesa, appartenne
al Monastero di San Vincenzo al
Volturno; in seguito la vedova
del conte Ranulfo II di Alife
donò Fossaceca ed altre
terre a Montecassino. Qui soggiornò
intorno al 1265, Enrico di Fossaceca,
marito di Caterina di Venafro.
Nel 1269, dopo varie peripezie,
tutte le terre del comprensorio
furono feudo di Guglielmo Stendardo,
e Fossaceca, insieme a Capriati
al Volturno, Ciorlano e Pratella,
fece parte della Baronia di Prata,
di cui seguì la storia.
Dopo l'unità d'Italia,
Fossaceca cambiò il nome
in Fontegreca ricavando la prima
parte del nuovo nome, Fonte, da
una fonte di acqua freschissima,
e la seconda, greca, da antichi
manoscritti privati e pubblici
che citavano il Comune con il
nome di Fossa Graeca. Nel 1927,
quando fu eliminata la provincia
di Caserta, Fontegreca fu aggregata
alla provincia di Campobasso,
ritornando ad essere Casertana,
quando questa fu ripristinata
dopo la seconda guerra mondiale.
Durante l'ultima guerra anche
Fontegreca, come molti paesi dell'alto
casertano, visse giorni |