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Galluccio -  Vigneto
Il territorio dove sorge Galluccio.le propaggini nord-occidentali del vulcano spento di Roccamonfina, furono abitate sin dalla preistoria, come testimoniano i reperti di che sono stati rinvenuti in varie località di questa zona. Durante le guerre sannitiche il territorio fu conquistato dai Romani dei cui insediamenti oggi rimangono solo i resti delle mura di terrazzamento, del II secolo a.C., inglobate nella Chiesa di San Bartolomeo, nella frazione Sipicciano. . Nel 1137 papa Innocenzo II, allora in contrasto con Ruggiero II, ordinò di porre l'assedio al Castello di Galluccio. Il sovrano riuscì a far prigioniero il Papa che, trattato con ogni riguardo, concesse a Ruggiero II l'investitura del Regno di Sicilia. Nel 1217 Ugone di Galluccio, conservando per sé il maniero, concedeva al figlio Ruggiero le rendite del castello. Dopo la conquista del Regno, Carlo I d'Angiò confermò a Riccardo e Pietro di Galluccio la baronia. Alla fine del XV secolo, sotto gli aragonesi, il feudo passò in eredità ai Fieramosca. In quel tempo il centro abitato andava assumendo la fisionomia riscontrabile ancora oggi. All'indomani della contesa fra spagnoli e francesi per il possesso del Regno di Napoli, Ferdinando il Cattolico concesse la Baronia di Galluccio al suo valoroso generale Consalvo di Cordova. Dopo essere stato degli Abenavolo nel 1543 il feudo fu venduto alla contessa Spinelli, che ne lasciò erede il figlio Giulio Cesare de Capua. Nel 1636 ne divenne feudatario Luigi Carafa di Massa, dal quale passò al fiorentino Vincenzo Velluti, alla cui famiglia rimase fino all'eversione della feudalità nel 1806. Alla fine dell'Ottocento si ebbe il trasferimento del Municipio e degli uffici nella frazione di San Clemente, dove ha sede tuttora. Durante la II Guerra Mondiale Galluccio venne occupata dai tedeschi, che rasero al suolo il Palazzo municipale e il Palazzo baronale.
In bella posizione è la Collegiata di Santo Stefano, edificata nei pressi del Palazzo baronale nel XV secolo, ma rimaneggiata nel XVII. Ad essa furono soggette tutte le chiese di Galluccio per decreto dei papi Eugenio IV e Giulio II. La facciata, a capanna, preceduta da un portico con due arconi, è caratterizzata nel primo ordine da due portali a fascia girata, di cui quello maggiore con grazioso fregio. Nell'ordine superiore si aprono, agli estremi, due finestre ad arco ribassato con cornici mistilinee, mentre al centro è un piccolo rosone. Sulla destra si leva il campanile di tufo, a cinque ordini. L'interno, a tre navate, è ornato da un affresco raffigurante la Lapidazione di Santo Stefano (1694) di Paolo Passatelli e un pavimento a maioliche del 1697. Il soffitto seicentesco ha una tela centrale di Jacopo Cestaro raffigurante il Martirio di Santo Stefano.

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