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in una posizione panoramica eccellente,
ad una altezza di 247 metri, Gioia
Sannitica si adagia a mezza costa
sulle pendici del Monte Erbano
e del Monte Monaco, a volte innevati.
Delizioso paesino, è dominato
da un irto dirupo di 561 metri,
su cui sono situati i ruderi di
un antico Castello di origine
Normanna. Qui, alle pendici dei
due monti, si è sviluppato
l'agglomerato urbano, caratterizzato
da diversi nuclei abitativi collocati
a differente altitudine e costituiti
da case rurali disposte intorno
a piccole chiese. La parte antica
del paese presenta stradine strette
la cui architettura è di
tipo barocco e vi sono molte abitazioni
con portoncini ad arco a tutto
sesto. Il territorio era abitato
dai Sanniti, in case sparse nella
campagna, che, in caso di pericolo,
si rifugiavano in luoghi forniti
di mura fortificate. All'epoca
delle guerre Sannitiche i pochi
superstiti si dispersero in vari
luoghi e solo una parte di essi
ritornò alla dimora originaria.
Sulle rovine costruirono nuove
abitazioni raggruppate in un piccolo
paese che chiamarono Rignano e,
poco lontano, Rignanello. Queste
due località erano però
collocate in zone basse e malsane,
per cui gli abitanti si spostarono
successivamente nella zona collinare
più salubre. Con la caduta
dell'Impero romano si susseguirono
le invasioni dei Longobardi prima,
e, poi, dei Franchi; al periodo
Longobardo viene fatta risalire
la venerazione del santo protettore
di Gioia Sannitica, S. Michele
Arcangelo, venerato in grotte
e chiese rupestri, una delle quali
è ancora oggi esistente
nella frazione Curti. Con l'arrivo
dei Normanni, Gioia divenne una
baronia e, su di una altura che
sovrasta il paese, fu edificato
il Castello che ebbe il compito
di difesa dalle scorrerie e dalle
rappresaglie dei signori vicini,
e divenne luogo di rifugio degli
abitanti durante i saccheggi dei
Saraceni. Nel XVI secolo, a causa
di una terribile epidemia di peste,
il castello fu abbandonato. Il
quel periodo il feudo di Gioia
apparteneva ad Ugo Villalumo,
un cavaliere spagnolo che, nel
1532, lo ebbe in dono da Carlo
V e che, nel 1534, vendette il
feudo con il Castello al duca
Gabriele Barone. Il territorio
succedette per quattro generazioni
ai Barone e l'ultimo di essi,
nel 1643, vendette i suoi diritti
ad Alfonso II Gaetani d'Aragona.
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Durante il periodo borbonico,
nel 1857, fu costruita la strada
Sannitica che collegava Piedimonte
con Telese. Con l'Unità
d'Italia, il 12 Ottobre 1862 il
Re Vittorio Emanuele II aggiunse
al nome Gioia il connotativo Sannitica.
Dell' antico Castello restano
parte del torrione cilindrico,
alcuni ambienti circostanti e
alcune abitazioni inglobate nel
muro di cinta. All'interno delle
mura, dal lato della valle del
Volturno, vi era un portone, il
cui fregio è ancora visibile,
da cui si accedeva al palazzo
feudale costruito su tre livelli.
La grotta dedicata a San Michele
Arcangelo e risalente al periodo
longobardo ha sulla destra una
scala scavata nella roccia che
si ferma davanti ad un piccolo
cunicolo. La grotta contiene pregiati
affreschi come quasi tutti i santuari
rupestri medievali. L'architettura
religiosa è presente dalla
fine del XVI secolo con numerose
chiese appartenenti sia alla diocesi
alifana che a quella telesina
la Chiesa di San Felice, risalente
al XVI secolo, è intitolata
a San Felice martire. Chiesa madre
dal 1525, nel XVII secolo si arricchì
di nuovi altari, di alcune cappelle
e del campanile. Altre chiese
presenti sono la Chiesa di S.
Antonio, la Chiesa di S. Maria
Delle Grazie, la Chiesa di S.
Maria Della Libera, la Chiesa
della SS. Trinità. |
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