|
Il
territorio su cui sorge il borgo
antico di San Pietro, arroccato
su uno sperone di roccia, in epoca
preistorica era probabilmente
occupato da un lago, come attestano
i resti di conchiglie e altri
fossili inglobati nella pietra
calcarea che è stata utilizzata
come materiale da costruzione.
Dal VI al III secolo a.C. il territorio
fu dominato dagli Osci e dai Sanniti,
come attesta la scoperta delle
cinte fortificate di Sant'Eustachio
e di Colle Marena-Falascosa sul
monte Sambucaro. Dopo la III guerra
sannitica la piana fu conquistata
e colonizzata dai romani. Le opere
realizzate durante la dominazione
romana furono molto probabilmente
devastate dalle varie invasioni
barbariche. Il paese, di origine
medioevale, quasi completamente
distrutto dai bombardamenti effettuati
nel corso del 1944, con le sue
strette stradine a gradoni e le
semplici case in pietra calcarea
coperte con tetti in legno, conserva
ancora i segni e le lacerazioni
della guerra. L’attuale
centro di San Pietro Infine è
stato ricostruito dopo la seconda
guerra mondiale; nel 1950 è
stato infatti elaborato un piano
di ricostruzione che ha permesso
agli abitanti superstiti di continuare
a vivere in una nuova struttura
urbana ubicata più a valle.
Il toponimo appare legato al culto
di San Pietro, mentre il determinativo
"in fine" sembra riferirsi
alla posizione di confine della
località, che costituiva
il più esterno tra i domini
di Montecassino. Dopo la caduta
dell'Impero romano d'Occidente
e per tutto l'Alto Medioevo il
territorio di San Pietro subì
numerose incursioni e devastazioni.
Una funzione di guida e di protezione
fu svolta dai grandi monasteri
di San Vincenzo al Volturno e
di Montecassino, alla cui diocesi
ancor oggi è aggregato
il paese. Situato al confine con
il Lazio e il Molise, ultima propaggine
della Campania, San Pietro Infine
è rimasto isolato per molto
tempo dagli eventi burrascosi
che hanno tormentato la storia
di Terra di Lavoro. La natura
montuosa e aspra del territorio
ha favorito, dopo l'Unità
d'Italia, il fenomeno del brigantaggio,
che qui ha potuto contare su un
famoso capobanda, Domenico Fuoco.
|
|
 |
 |
 |
|
capobanda, Domenico
Fuoco.
Tra gli edifici più significativi
del borgo antico deve essere segnalata
la Chiesa di San Michele la cui
struttura architettonica si innalza
da una pianta a croce latina a
tre navate, con due ingressi uno
per gli uomini l'altro per le
donne. Quest'ultimo è collocato
in corrispondenza del transetto
ed è incorniciato da un
portale del cinquecento in pietra
viva. L’Arco dei baroni,
nel vecchio centro, si presenta
come una struttura architettonica
di stile gotico, costituita da
volte a sesto acuto realizzate
in epoche diverse. Quasi sicuramente
era l'acceso ad una fortezza medioevale
più antica. Nell'intradosso
della volta sono ancora visibili
i resti di un affresco a tema
religioso. Nel paese nuovo sorge
il moderno edificio della Chiesa
di San Nicola. Rimaneggiata nel
Novecento è la Chiesa della
Madonna dell' Acqua, la cui ristrutturazione
sembra dovuta, fra l'altro, al
denaro inviato dagli emigranti
del paese. Caratterizzata da una
pianta ad aula rettangolare e
volta a botte, la chiesa presenta
una facciata semplice ornata da
due campanili laterali. |
 |
|