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Alto Casertano
Le grotte della fede


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grotte e cavità naturali che nel tempo, a seguito di benefici e lasciti dei Longobardi prima, e dei Normanni dopo, da singoli e nudi eremi, divennero poi veri e propri centri di culto, abbelliti da affreschi ed altari che sono tuttora visibili.
Tra i luoghi di culto presenti sul territorio, assai suggestiva è la Grotta di San Michele, a Camigliano, al cui interno si trova un’edicola in tufo eretta probabilmente sull’area in cui era collocata un’antica ara votiva pagana.
Il piccolo edificio conserva al suo interno un'interessante immagine della Madonna col
Bambino affiancata dalla figura di San Michele Arcangelo e da quella di San Nicola: l'affresco è stato attribuito ad Antonio Solario detto lo Zingaro, un artista di origine veneta vissuto nel XVI secolo. Un’altra significativa testimonianza dell’antica devozione popolare verso il Santo è costituita dalla Grotta di Liberi, posta a 800 metri di altitudine sul monte Melanico nella frazione di Profeti. Secondo una tradizione secolare la grotta sarebbe stata consacrata all’Arcangelo dopo il 603, cioè dopo la conversione dei Longobardi alla fede cristiana.
Superato l’ingresso, scavato in un enorme masso calcareo alto più di trenta metri, ci si trova in una grotta a forma semicircolare.
Sulla parete di destra si può vedere, scolpito nella roccia, un busto di donna che evidenzia due mammelle di cui una afflosciata perché, secondo la leggenda, fu toccata dalla mano di un peccatore.
Nella parete di sinistra si trova una statua di San Michele che regge una spada e una bilancia.
Situata alle falde meridionali della collina del Castello di Rupecanina, la grotta di Sant’Angelo,
Grotta di San Michele - Sant'Angelo D'Alife
ampia e molto alta, è stata esplorata soltanto pochi anni fa.
Durante la preistoria è stata sicuramente dimora degli uomini primitivi che hanno lasciato tracce di antichissime pitture oggi non più visibili.
I Longobardi utilizzarono questa grotta come un santuario rupestre realizzando al suo interno, una vera e propria chiesa formata da un tabernacolo con una volta sorretta da quattro pilastri, che ricopre un piccolo altare in muratura, piccole nicchie che contenevano statuette o immagini sacre e una vasca circolare che costituiva il fonte battesimale.
Sui ruderi di questa architettura rupestre vi sono tracce di affreschi visibili sia all'interno della grotta che sull'ingresso. La cappella antistante l'entrata è della prima metà del XVIII secolo e al suo interno c'è una statua del santo, presentato come un guerriero alato, che regge, nella mano sinistra, le bilance per il giudizio delle anime e, nella destra, una spada con la quale colpisce il drago simbolo della ribellione a Dio.
All’entrata della grotta si nota, da un lato, una foro nella roccia, dall’altro un’impronta che sembra lasciata da grosse e lunghe unghie.
Un’altra grotta dedicata a San Michele Arcangelo e risalente al periodo longobardo, è invece posta nel territorio di Gioia Sannitica, ed è raggiungibile attraverso un viottolo di circa 400 metri che conduce fino al muro di cinta della cappella, posta sotto un grande arco naturale ricoperto di lecci.
La cavità prosegue sulla destra con una scala scavata nella roccia che si ferma davanti ad un piccolo cunicolo. La grotta contiene pregiati affreschi come quasi tutti i santuari rupestri medievali ed all’ingresso vi è un altare, ospitato nella piccola cappella.
Grotta di San Michele - Gioia
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