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Le ciampate del diavolo

Chi può camminare sulla lava ardente senza bruciarsi?
Solo il diavolo, naturalmente!
Così gli abitanti del Comune di Tora e Piccilli, da tempo immemorabile, hanno spiegato le strane impronte impresse su un pendio di roccia vulcanica in località Foresta.
Nell’agosto del 2001, due studiosi locali, intuendo che tali tracce non potevano essere casuali, segnalarono la presenza di tali impronte a geologi e vulcanologi.
Dopo due anni di attenti studi ed approfondite ricerche da parte del gruppo di scienziati impegnati sul campo, si arrivò alla conclusione che il banco di tufo vulcanico, dove erano state scoperte le impronte “del diavolo”, fosse di origine piroclastica e risalente ad un periodo compreso tra i 385mila e i 325mila anni fa.
Le impronte, 56 in totale, furono lasciate da tre individui che scesero lungo il pendio qualche settimana dopo un’eruzione, quando il materiale depositato era ancora plastico; furono poi coperte da cenere vulcanica di una successiva fase esplosiva, che le ha conservate.
Successivamente sono state riportate alla luce dai processi erosivi.
Le impronte sarebbero quindi attribuibili all’uomo di Heidelberg, il più vecchio del mondo escludendo l’Austrolopiteco, comparso circa cinque milioni di anni fa, ma appartenente al genere ominide, quello cioè delle scimmie morfologicamente simili all'essere umano, vissuto nel Pleistocene Medio e progenitore dell’uomo di Neanderthal.
Le orme più evidenti sono associate in tre piste che scendono un ripido pendio. Ogni pista possiede caratteri peculiari che forniscono dati interessanti sulle capacità di operare scelte di percorso e variazioni di andatura da parte degli autori delle orme.
Le piste evidenziano inoltre deambulazione completamente bipede con utilizzo delle braccia solo in fase di appoggio e riequilibrio in settori a forte pendenza.
Conservate in un contesto ambientale del tutto particolare, le piste di Tora e Piccilli sono anche l’unico caso conosciuto dove siano presenti tracce delle mani che non siano tracciate o dipinte in modo rituale.
I piedi degli individui, di cui è stato trovato anche il calco dell’alluce, misuravano circa 20 centimetri di lunghezza e 10 di larghezza (usando parametri "moderni" potremmo dire che calzavano il numero 34 di scarpa), la loro altezza si aggirava intorno al metro e mezzo e, soprattutto, il loro comportamento era simile al nostro.
Le orme procedono con passo costante e regolare lungo il pendio non troppo scosceso, a zig-zag, lungo il piano inclinato di tre metri e trasversalmente, per rendere il cammino meno difficile e faticoso, lungo il tratto che pende quattro metri.
E forse proprio questo è il dato più stupefacente
della scoperta perché fino a quel
momento, infatti,erano state trovate tracce di impronte solo su superfici orizzontali. Molto interessante è il fatto che le “ciampate”, trovandosi in terreno non piano, offrono elementi fondamentali per lo studio e la visione della dinamica del movimento.
Gli studiosi affermano, infatti, che la cosa più stupefacente è stata ripercorre il tragitto e scoprire che i piedi e le mani di “oggi” sono andati a toccare gli stessi punti toccati da quegli esseri, che, quindi, si muovevano come noi.
Nel numero del 13 marzo 2003 di “Nature”, è
stato pubblicato un articolo, firmato da Paolo Mietto, Marco Avanzini e Giuseppe Rolandi, sulle “Ciampate del diavolo”, con il titolo “Impronte umane nella cenere vulcanica del Pleistocene” e con il sottotitolo che recita “Queste tracce antiche sono le più vecchie conosciute ad essere state fatte da umani completamente bipedi”.
La cipresseta di Fontegreca

La cipresseta naturale di Fontegreca si estende al di sopra della cittadina nel bosco degli Zappini fino alla vallata del fiume Sava, ed è meta di turisti, per la sua aria salubre, e di ricercatori botanici, per la rarità del tipo di cipresso, unico in Europa e nel mondo. La vide nel '600, e ne annoto la particolarità nelle sue "Memorie del Sannio", il dotto Ciarlanti, e se ne occupò anche la toscana Accademia dei Georgofili.
La cipresseta è costeggiata dalla via Madonna dei Cipressi che sale fino alla zona storicamente più importante del paese, verso la Chiesa di S.Maria dei Cipressi, del cimitero storico, della grotta della Madonna e dei resti di una rocca posta su uno sperone roccioso alle spalle della chiesa. Presso la Madonna dei cipressi è piacevole far colazione e visitare un mulino ad acqua mosso dal Lete che risorge poco più a monte dal corso sotterraneo.
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