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Alto Casertano
Alcuni testi antichi riportano che la civiltà del vino è nata qui: in questa vasta area collinare della Campania che da Sessa Aurunca e dalle falde del vulcano spento di Roccamonfina si spinge fino al monte Massico, ai confini con il Lazio.
E proprio qui nasce il vino DOC Galluccio, la cui area di produzione è dominata dal vulcano spento di Roccamonfina, che con la sua attività eruttiva ha reso i terreni, per struttura e composizione, estremamente vocati alla coltivazione della vite. I depositi lavici, ricchi di microelementi e di potassio, conferiscono alle uve, prima, e ai vini, poi, profumi intensi e delicati.
Il Disciplinare di produzione pone vincoli molto rigorosi a garanzia della qualità del prodotto. Infatti, la base ampelografica è costituita essenzialmente da vitigni autoctoni di grande pregio, come l'Aglianico, per il tipo rosso e rosato, e la Falanghina, per i tipi bianchi. Anche le produzioni ad ettaro appaiono molto contenute.
Il Galluccio, rosso, se di gradazione non inferiore a 12%vol e sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno due anni, di cui uno in botte, può portare in etichetta la specificazione "riserva".
Il Casavecchia, che viene prodotto in quantità molto esigua per la naturale scarsa resa a pianta rispetto ad altre varietà dovuta ad una bassa fertilità per gemma, nasce invece dalle terre dei comuni di Pontelatone, Formicola, Liberi e Castel di Sasso. Le analisi compiute sul dna dell’uva hanno escluso che si tratti di qualche varietà di Aglianico e Luigi Veronelli, che lo scoprì trent’anni fa durante un suo viaggio enogastronomico, lo definì completo ed armonico.
Volgendoci verso i monti del Matese troviamo il Pallagrello, vino che, come testimonia una lapide del 1775, era usato alla mensa di Ferdinando IV di Borbone con il nome di Piedimonte bianco e Piedimonte Rosso.
Il re, nella lapide, vietava il passaggio a chiunque nel territorio di Monticello, dove si coltivava la vite del Pallagrello.
L’analisi del suo dna dimostra inequivocabilmente che non ha nessuna parentela con il Coda di Volpe.
La confusione è avvenuta, forse, per il fatto che spesso, nelle campagne, le due uve venivano coltivate insieme ed utilizzate dai contadini in uvaggio per le rispettive qualità che reciprocamente si esaltano.
Il Pallagrello, di gusto pieno, corposo, morbido, che si affina invecchiando, si trova nella piana alifana, da Piedimonte a Caiazzo, ma anche diffusamente nell’area di Conca della Campania.

 


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