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Fiume Lete | Acqua e storia, due corsi in continuo movimento3 min read

29 Maggio 2021 3 minuti di lettura

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Fiume Lete | Acqua e storia, due corsi in continuo movimento3 min read

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Quando si pensa a un fiume nell’alto casertano immediatamente viene in mente il Volturno. Ma l’Olotronus, come era noto agli antichi, non è l’unico corso d’acqua degno di nota di questo territorio. Uno tra tanti è il fiume Lete, le cui acque intrecciano il proprio corso con la storia che avanza di pari passo al suo flusso. Già citato nel sesto libro dell’Eneide da Virgilio e poi ripreso nella Divina Commedia. Nelle sue acque Dante immagina le anime del purgatorio lavare via i loro peccati terrestri prima di ascendere al Paradiso.

Il fiume dell’oblio che si tuffa nella terra

Ma torniamo a una dimensione più terrestre. Prima di unirsi al Volturno, il fiume Lete scorre per una ventina di chilometri tra i comuni di Ailano, Prata Sannita e Pratella. Luoghi che hanno con l’elemento dell’acqua un legame atavico. Siamo nel cuore del massiccio del Matese, a circa mille metri di quota (1028m s.l.m. alla fonte), lì dove la natura non sa di essere ora Campana ora Molisana.

Se per magia, e in questo territorio ce n’è molta, vi trasformaste in un topolino e vi avventuraste su di un piccolo galleggiante di fortuna sulle sue acque vivreste un’esperienza da sogno. Le acque del Lete, infatti, s’inabissano per circa cinquecento metri nel sistema di grotte carsiche del Caùto. Forse per questo motivo secondo la mitologia romana il Lete era considerato il fiume dell’oblio. Una volta giù, stalattiti e stalagmiti adornano le pareti della galleria superiore di questo complesso sistema di cavità naturali, alta circa 30 metri.

Interventi umani sul fiume Lete

All’inizio del secolo scorso fu effettuato un primo intervento umano importante: la costruzione di una diga che ne conteneva il flusso. Questo diede vita a un ramo sotterraneo ormai prosciutago presente proprio nell’inghiottitoio del Caùto che ancora oggi è visitabile. Un secondo intervento da parte dell’uomo su questo fiume fu il lago artificiale di Gallo Matese, derivante proprio dallo sbarramento delle acque del fiume Lete.

La Cartiera

Altri rapporti decisamente più sinergici tra questo fiume unico e l’uomo si possono menzionare parlando della Cartiera di Prata Sannita. Era proprio il flusso potente delle acque del Lete ad alimentare in maniera diretta i macchinari per la produzione industriale di questo piccola realtà attiva già dal IXX secolo. Realtà che ovviamente contribuì in maniera diretta allo sviluppo economico e industriale locale.

Un filo diretto che collega la natura attraverso l’acqua all’uomo in una sinergia virtuosa che fa bene a tutti. Oggi per chi si avventura in un’escursione medio-impegnativa è possibile imbattersi nei macchinari che, dagli anni ’60 del secolo scorso, la natura sta colorando con le sue trame.

Il ritorno in superficie del fiume Lete

Dopo il suo viaggio onirico sotterraneo, prima di unirsi al corso del Volturno, il fiume riemerge nella bellissima valle di Prata Sannita, lì dove sorge il castello longobardo dei Pandone sospeso tra mito, storia così antica da perdersi nei particolari, tradizioni orali e magia.

Come arrivarci.