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Alto casertano: i nuovi contadini creativi5 min read

12 Febbraio 2021 5 minuti di lettura

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Alto casertano: i nuovi contadini creativi5 min read

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La classe creativa

Nel 2002 Richard Florida pubblicava “The Rise of Creative Class: And How It’s Transforming Work, Leisure, Community and Everyday Life“. Un libro presto divenuto di grande successo non solo nella letteratura accademica di sociologia economica. La creative class è composta da scienziati e ingegneri, artisti, designer e architetti, professori universitari ma anche business manager e professionisti.

Persone molto creative dotate di elevate conoscenze specifiche dunque capaci di innescare nuovi processi innovativi e alimentare la crescita economica. Protagonisti e non spettatori. Il loro terreno fertile sono le grandi aree urbane, spesso post-industrial. Luoghi dove poter condurre stili di vita non convenzionali, seminare e coltivare numerosi “legami sociali deboli” (weak-ties relationship). I loro frutti? Nuove idee per nuovi cicli innovativi.

La classe contadina

Nel 2008 Jan Douwe van der Ploeg, professore olandese di sociologia rurale all’Università di Wageningen, pubblicava “The New Peasantries. Struggles for Autonomy and Sustainability in an Era of Empire and Globalization“. Verso le prime pagine del suo lavoro di ricerca, l’autore riprende le parole dell’economista e sociologa francese Silvia Pérez-Vitoria: “nessuno li vuole ascoltare, siamo troppo occupati a diventare moderni”. I due studiosi europei si riferivano ad un’altra classe, in alcune circostanze definita “scomoda” e destinata a scomparire secondo Henri Mendras (1976): la classe contadina.

Tuttavia, l’industrializzazione della produzione agroalimentare ha determinato nel corso dei decenni  grandi problemi ambientali e sociali per le piccole comunità locali. Inoltre, le stesse condizioni economico-sociali e ambientali stanno peggiorando di recente anche nelle grandi aree urbane. Se volete approfondire quest’ultimo punto vi suggerisco un’altro libro sempre di R. Florida, “The New Urban Crisis: How Our Cities are Increasing Inequalities, Deepening Segregation and Failing the Middle Class and What We Can Do About It”, pubblicato a distanza di quindici anni dall’altro sopra citato. 

Forse arriverà un giorno in cui sarà possibile documentare la classe creativa dell’alto casertano partendo dal libro “City Quitters; Creative Pioneers Pursuing Post-Urban Life” realizzato da Karen Rosenkranz. Ma per le criticità brevemente accennate, sarebbe più opportuno e urgente partire dalla classe contadina di questo territorio non molto distante dalla Reggia di Caserta.

La classe contadina dell’alto casertano

Durante le nostre visite nell’alto casertano io e Mario abbiamo conosciuto diversi contadini e contadine. Persone interessanti attraverso le quali abbiamo sempre avuto modo di arricchirci culturalmente portando a casa qualcosa di nuovo, in aggiunta ai loro prodotti ovviamente. Ognuno con le proprie esperienze di vita singolari ma che presentano tra loro diversi aspetti in comune.

Innanzitutto la coscienza, non solo di classe. La classe contadina dell’alto casertano incontrata è composta da persone consapevoli dell’impatto negativo dell’industria agroalimentare. Diverse volte ci siamo ritrovati a parlare di cambiamento climatico e nuovi paradigma di produzione e consumo. A problemi complessi rispondono soluzioni sistemiche e queste non possono essere ricercate tra le cause del problema stesso, giusto per ricordare il pensiero di Vandana Shiva. Tutelare la biodiversità è la loro missione. 

Alla coscienza ambientale si somma il coraggio della classe contadina dell’alto casertano. Diversi tra loro hanno deciso di abbandonare le loro certezze conquistate altrove per ritornare nella loro terra madre come Anna di Masseria del Sesto oppure Giandomenico di Terre dell’Angelo. Restare al Sud Italia ormai è un atto di coraggio, scegliere di tornarci è da folli innamorati.

Altri hanno deciso di abbandonare il loro lavoro per dedicarsi completamente alla terra. E’ il caso di Mimmo Testa dell’agriturismo Temi di Terra, nonché produttore dell’omonimo vino e Giovanni Coppola di Saecularis, fratello dell’agronomo mentore Vincenzo Coppola.

La classe contadina dell’alto casertano vive e lavora nelle aree interne e rurali. Zone geografiche spesso percepite come aree periferiche e marginali rispetto al centro delle grandi aree urbane. La loro quotidianità testimonia esperienze di resilienza. Scelte di vita che hanno salvato dall’estinzione prodotti enogastronomici tipici di alta qualità come l’antico pomodoro riccio. Questione di “resistenza contadina” come direbbe Mimmo Barbiero di La Sbecciatrice tra le colline di Villa Santa Croce. 

Nell’alto casertano ci sono anche giovani intraprendenti che hanno capito fin da subito qual era la loro strada da percorrere. Tra questi abbiamo Angelo Santabarbara del caseificio La Teresina e Carmine Bonacci, un ragazzo che all’età di soli diciannove anni decise di lasciare il “posto fisso” per allevare caprini e produrre formaggi a Giano Vetusto. Infine Daniela di Domus Mea, una locanda nel cuore del centro storico di Ruviano dove ha sede un bellissimo frantoio.

Classe creativa e classe contadina a confronto

Le differenze tra la classe creativa e la classe contadina possono essere diverse. Innanzitutto, essere contadini vuol dire condurre una vita poco frenetica e imprevedibile. Quando decidi di coltivare la terra non puoi dedicare molto del tuo tempo ad altre passioni e interessi. Gli orari di lavoro non sono per niente flessibili come accade contrariamente per un’artista, web developer o graphic designer freelancer.

Inoltre, durante la giornata il numero di persone con le quali intrattieni rapporti sociali cala drasticamente sei fai parte della classe contadina. La maggior parte dei legami sociali sono di tipo familiare, lavorativi o di vicinato. In altre parole, sono quei rapporti sociali che Mark Granovetter  definisce “legami sociali forti” (strong-ties relationship) a differenza dei legami sociali deboli che invece emergono con maggior facilità nelle grandi aree urbane.

I nuovi contadini creativi dell’alto casertano

Tuttavia, oltre alle differenze sopra descritte, diversi aspetti accomunano la creative class e la classe contadina presente nell’alto casertano. Anche le contadine e contadini dell’alto casertano finora incontrati  possiedono un’elevata conoscenza alla base del loro lavoro quotidiano che si combina con altre conoscenze relativa al funzionamento dell’ecosistema e di storia locale del territorio. 

Queste conoscenze specifiche si sommano ad altre caratteristiche personali della classe contadina dell’alto casertano. In particolare curiosità, intraprendenza e perseveranza. Tutti aspetti che hanno consentito loro di riportare in auge prodotti tipici come l’antico pomodoro riccio, il lupino gigante di Vairano, la cipolla di Alife e il conciato romano per citare alcuni esempi.  

I prodotti elencati sono spesso utilizzati nelle migliori pizze gourmet, un’invenzione associata al territorio casertano grazie alla bravura di grandi maestri pizzaioli. Ma come un brevetto è il risultato di combinazioni inedite di conoscenze possedute da scienziati o ingegneri, anche la pizza gourmet rappresenta un’invenzione che parte da antichi e rinnovati saperi, e soprattutto sapori, presenti nella mente e nel cuore dei nuovi contadini creativi dell’alto casertano.