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Masseria Del Sesto | Lupino Gigante di Vairano, molto più di un legume6 min read

28 Gennaio 2018 6 minuti di lettura

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Masseria Del Sesto | Lupino Gigante di Vairano, molto più di un legume6 min read

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Stranamente sono già pronto prima che Mirco sia arrivato sotto casa mia. Destinazione Masseria Del Sesto, Pietravairano. Mentre lo aspetto mi stupisce un libro che non avevo mai visto prima. Cerca di mischiarsi tra gli altri libri nella libreria di camera mia. Una vecchia edizione de La ribellione delle Masse.

Mi aspettavo un incontro con Mirco e mi sorprende un incontro con José Ortega y Gasset. Così è fatta la vita, piena di sorprese e stupore. Mi immergo a leggere la quarta di copertina, poi le prime pagine e mentre sto per entrare con entrambi i piedi nel saggio mi sorprende lo squillo del cellulare. Mirco è arrivato sotto casa. Una curiosa coincidenza che mi ha sorpreso molti giorni dopo è aver trovato su una cartolina in una libreria una citazione proprio di Ortega y Gasset che recitava “Sorprendersi, stupirsi, è iniziare a capire.

Pietravairano: piacevoli scoperte

Essendo già pronto scendo subito di casa e sorprendo Mirco. Prendiamo un caffè e ci lanciamo verso l’avventura quotidiana nell’alto casertano. Siamo diretti a Pietravairano, dove ci aspetta Anna Zeppetello con suo marito Crescenzo del Sesto per parlarci della loro storia e del loro progetto sul Lupino Gigante di Vairano. Parliamo di come cambiando il punto di vista anche le cose più familiari possano stupirci. Arriviamo decisamente in anticipo in una Pietravairano vuota in maniera surreale. Dato l’anticipo sull’appuntamento decidiamo di fermarci per un secondo caffè. Sì, ne prendiamo veramente tanti. Forse troppi. Troppi. Decisamente troppi.



Al bar ci fanno notare che tutti i negozi sono chiusi e c’è poca gente per strada perché è il 25 Aprile, festa nazionale della Liberazione. L’avevamo dimenticato. Ci ridiamo su e mentre usciamo dal bar guardando verso l’alto, attira la nostra attenzione qualcosa di sorprendente. Chiedo a Mirco cos’è e mi risponde che sto indicando il Teatro Tempio di Pietravairano, scoperto con enorme sorpresa in una mattina di Febbraio nel 2000 da un professore appassionato di volo, Nicolino Lombardi, che si trovava a sorvolare il Monte San Nicola. Un teatro tempio panoramico abbandonato dal I d.C. e scoperto per caso solo nel 2000. L’alto casertano ha da raccontare delle storie davvero incredibili, pensiamo, mentre ci mettiamo di nuovo in auto per raggiungere Anna e Crescenzo a casa loro. 

Masseria Del Sesto: la storia di Anna e Crescenzo  

Ci accoglie pochi minuti dopo un simpaticissimo jack russel pieno di energie che salta a destra e sinistra, corre avanti e indietro e appena si apre il cancello di casa Del Sesto scappa via come il miglior artista della fuga. Si chiama Lupin, appunto, e quando, circa mezz’oretta dopo, abbiamo capito che si trattava di un omaggio al lupino la cosa ci ha letteralmente steso. Geniale. 

Anna ci passa alcuni tortiglioni, una pasta prodotta da loro come Masseria del Sesto da grano Senatore Cappelli, per farcela vedere, con soddisfazione ed entusiasmo. Ci sorprende subito il profumo che ci ricorda quello dei vecchi forni di paese. Una pasta così profumata proprio mai l’avevamo sentita. Bella robusta e porosa ci immaginiamo già le mille ricette alle quali si potrebbe prestare con grande versatilità. 

Anna e Crescenzo ci accolgono con grande ospitalità nella loro bella casa nel cuore di Pietravairano e il tempo passa in maniera decisamente troppo veloce. Ci parlano della loro storia, del ritorno nell’alto casertano per vivere la terra dopo aver vissuto a Firenze e ci parlano dei loro prodotti. Lo fanno come si parla di un figlio. Lo stesso che conosciamo poco dopo, sempre quella mattina, quando Anna ci dice che stava preparando un’interrogazione su Machiavelli.

Le dico che ci ho scritto la tesi alla triennale su Machiavelli. Lei sorpresa va a chiamarlo per farcelo conoscere e con grande stupore ci appare davanti un ragazzo che dimostra mentalmente più anni di quelli che ha, con grande passione per il mondo che lo circonda, per la questione rurale ma soprattutto per le nuove tecnologie. Ci parla di un progetto geo-satellitare al quale ha collaborato molto interessante per la questione della neo-ruralità, il ritorno alla terra con sistemi e metodi tecnologici moderni. Continuiamo la chiacchierata tutti insieme, Lupin compreso che non riesce a trattenere l’energia e la gioia di avere ospiti. 

La visita alla Masseria Del Sesto

Dalla teoria si passa alla pratica. Ci diamo appuntamento alla Masseria Del Sesto qualche giorno più tardi dove ci sono i campi e dove vengono trasformate e confezionate le materie prime. Ci accoglie Anna che ci porta a vedere i suoi campi di lupini nei quali ci tuffiamo insieme. Le piante, come ci aveva già detto, sono molto alte e hanno tre fioriture. Una alla base, una a metà pianta e una alla fine, più in alto, che viene chiamata terzigna in dialetto.

Le piante, annaffiate direttamente dalla pioggia e cresciute senza pesticidi o concimi, una volta raccolte vengono battute e i legumi vengono raccolti per poi essere trattati secondo tradizione esclusivamente in acqua e sale. La lavorazione che porta alla perdita della componente amara, tipica del lupino fresco, viene effettuata esclusivamente con metodi naturali e nel rispetto delle tecniche tradizionali. Tutto ciò che viene scartato dalla pianta dopo la lavorazione è riutilizzato per via della grande presenza di azoto al suo interno. La pianta di lupino teme l’acqua durante tutta la sua vita a terra, al contrario del legume colto che invece la cerca continuamente.

Questa grandissima attenzione al mantenere naturale tutto il ciclo di vita del legume è valso il tanto ambito presidio Slow Food dedicato a questo prodotto, grande espressione territoriale. Tutto il campo è volutamente aperto a contaminazioni quindi il profumo dei fiori di camomilla e altre piante i cui semi sono stati trasportati dal vento fino a quel punto ci sorprendono l’olfatto e ci immergono ancora di più in una scena decisamente bucolica.

Chiediamo ad Anna se conosce la canzone La leggenda del lupino di Concetta Barra, madre di Peppe Barra, e con nostra sorpresa inizia a cantarne qualche parola. La scena è decisamente una delle più belle di questa nostra avventura. Il teatro tempio di Pietravairano ci scruta dall’alto come un guardiano mentre continuiamo a girare per i campi. Anna ci fa vedere le sue altre coltivazioni mentre la suocera, con grandissima generosità, provvede a non farci andare via a mani vuote, riempiendocele di verdure freschissime colte davanti ai nostri occhi. 

Roccamonfina: un vulcano amico

Il vicino e antichissimo vulcano di Roccamonfina regala al terreno sul quale sono coltivati i lupini giganti della Masseria del Sesto una ricchezza unica che rende il prodotto finale sano, di grande qualità e ricco di sapore. Sorprendentemente questo legume, relegato al ruolo di aperitivo per anni, in realtà proprio grazie al suo sapore intenso e alla sua grande versatilità si presta con risultati eccellenti e in maniera sorprendente a preparazioni semplici o complesse di primi e secondi piatti, sia di terra che di mare. 

Anna ci porta a vedere con grande soddisfazione un altro appezzamento di terra su cui c’è una coltivazione di lupini giganti e con sorpresa incontriamo un coltivatore andato a recuperare il suo cane che, come Lupin, era scappato per i campi. 

Futuro e neo-ruralità

Prima di salutarci parliamo del futuro dell’agricoltura, di neo-ruralità, di potenziale e degli altri prodotti Masseria del Sesto. Potremo andare avanti letteralmente per ore a parlare di qualsiasi argomento, mentre il vento prende le nostre parole e le va a seminare chissà in quali campi lontani. Con nostra sorpresa sono passate almeno un paio d’ore e siamo in ritardo per il nostro prossimo appuntamento. I nuovi contadini dell’alto casertano entusiasmano sempre. Ci salutiamo di nuovo con la promessa di rivederci presto e di tenerci in contatto. 

Mettiamo in moto l’auto e siamo pronti per la nostra prossima tappa.