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Antico pomodoro riccio, alla ricerca del sapore perduto4 min read

28 Gennaio 2018 4 minuti di lettura

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Antico pomodoro riccio, alla ricerca del sapore perduto4 min read

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Intorno al 1912, dieci anni prima della sua morte, nel volume La prigioniera, il quinto della sua monumentale opera Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust ad un certo punto scrive “Il solo vero viaggio […] non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi […]”. A volte basta distrarsi e poi tornare su ciò che si è avuto sotto il naso per una vita intera per riscoprirlo con grande sorpresa. Così è successo a Vincenzo Coppola, dott. Agronomo e grande amante dell’alto casertano al quale si dedica da anni con il massimo impegno, passione e professionalità. Lo abbiamo incontrato già una volta e ne abbiamo parlato in questo articolo.

Il sapore intenso del caso

Lo abbiamo incontrato per parlare dell’Antico Pomodoro Riccio e della sua storia. Vincenzo ha studiato Agraria alla Federico II a Portici, cinque anni circa lontano ma non troppo dalla sua amata Ruviano e si è laureato con una tesi sull’Oliva Caiazzana. Ci ha raccontato che la riscoperta del pomodoro riccio è avvenuta quasi per caso, una domenica a tavola con la sua famiglia una volta tornato a Ruviano.
Vincenzo assaggia il piatto di pasta che la madre gli fa trovare caldo in tavola e immediatamente è sorpreso dall’incredibile sapore di quel sugo.

Una vera esplosione di equilibri, acidità, dolcezza, sapidità. Incuriosito chiede alla madre che tipo di pomodoro avesse usato. Lei risponde che sta mangiando esattamente la stessa salsa di pomodoro che ha sempre mangiato, cioè quella di pomodoro riccio che coltivano da una vita nell’orto di casa. Madeleine de Proust è un francesismo che indica quel momento quando un sapore è così emotivamente radicato in noi che evoca ricordi del passato. Prende origine da un episodio narrato in Dalla parte di Swann, primo volume della monumentale opera citata all’inizio di questo articolo. 

In quel momento si accende una lampadina nella mente di Vincenzo, il quale prende alcuni pomodori ricci e decide di portarli con se a Portici per poterli analizzare dal punto di vista organolettico. Ne fa analizzare anche altri, in totale una decina e i risultati sono strabilianti. Oltre al sapore unico e all’equilibrata acidità, il pomodoro riccio spicca rispetto a tutti gli altri soprattutto in quanto a qualità anti-ossidanti. Inoltre non essendo un ibrido è possibile, una volta consumato, conservare i semi del frutto e piantarli per avere una riuscita quasi certa della piantina.

Storie antiche e sapori senza tempo

Ci lasciamo letteralmente trasportare dal racconto, circondati da una bellissima Ruviano che sembra sospesa in un tempo tra l’antichissimo e il moderno. Chiediamo della storia. Da dove viene questo pomodoro, perché sua mamma lo coltivava nel suo orto e soprattutto perché si chiama antico. Ci risponde che questo è un pomodoro che veniva piantato in quella zona che comprende Ruviano, Castel Campagnano, Caiazzo. Veniva coltivato in tempi così antichi che l’acqua per annaffiare le altre piante doveva essere presa con i secchi e con tanta fatica. Per le altre piante, ma non per le piante di pomodoro riccio che aveva l’enorme vantaggio di farsi bastare pochissima acqua, quasi niente. Anche senza acqua la pianta cresceva forte, rigogliosa e dava frutti saporitissimi. 

Ovviamente questo era visto come un enorme vantaggio, almeno fin quando non furono introdotti sistemi di distribuzione capillare dell’acqua. Quindi le nuove generazioni, decennio dopo decennio iniziarono ad abbandonare questa preziosa pianta con i suoi preziosi frutti preferendo piantine da serra più semplici da gestire e soprattutto potendole acquistare già in fiore.
In pochi minuti si torna di nuovo a parlare dei sapori, di quanto sia buono come pomodoro e soprattutto di un fenomeno incredibile. Cioè di come per il gusto, come per tutti gli altri sensi, qualche volta basta allontanarsi dalle proprie abitudini per poterle riscoprire con occhi nuovi e inciampare quasi per caso in una piacevolissima (ri)scoperta.

Un piccolo e prezioso tesoro rosso

Vincenzo decide di regalare nuova vita a questo prodotto nel quale crede e pensa che debba essere assolutamente riportato in auge viste le sue incredibili proprietà. Così coinvolge due grandi personaggi del panorama neo-rurale dell’alto casertano, i fratelli Lino e Mimmo Barbiero, dell’azienda agricola La Sbecciatrice. Saecularis, l’azienda di famiglia di Vincenzo Cdeceoppola, e La Sbecciatrice diventano così ambasciatori dell’Antico Pomodoro Riccio, prodotto in pacchetelle e in passata. Un ingrediente delizioso, genuino e sano che si sposa alla perfezione con tutte le ricette della tradizione nostrana e si presta agilmente a sperimentazioni audaci. 

Un piccolo tesoro rosso da scoprire, custodire, tramandare e condividere attraverso la propria cucina. La storia dell’Antico Pomodoro Riccio è una di quelle storie che ci ha emozionato tanto perché non parla solo di un pomodoro, di una pianta e dei suoi frutti ma di tradizioni antiche, persone curiose e competenti, parla di inclusività, di sapori e di saperi. Una piccola grande storia, con un succulento protagonista, che parla al mondo intero partendo dall’alto casertano. Rubiamo un’ultima frase a Proust dalla sua opera per dedicare questo primo articolo a “[…] quelli che si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e immaginano si possa godere, in una realtà, le delizie della fantasia.[…]”.