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Il virtuoso caso di Vincenzo Coppola: quando l’agronomo diventa mentore7 min read

28 Gennaio 2018 5 minuti di lettura

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Il virtuoso caso di Vincenzo Coppola: quando l’agronomo diventa mentore7 min read

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Il mentoring è una delle attività più antiche che conosca la nostra storia moderna, fin dall’alba delle prime civiltà. Diversi studiosi sostengono che tracce di questa pratica si possano osservare nel processo di successione dei regnanti cinesi Yao, Shun e Yum intorno al 2300 a.C. cioè più di 4mila anni fa. In seguito durante tutta la storia dell’uomo, sia orientale che occidentale, questo processo è stato messo in atto in diversi ambiti dall’artigianato alle libere professioni.


Il termine “mentor” fa la sua prima comparsa come termine di uso comune nell’Oxford English Dictionary nel 1750. La sua etimologia è fatta risalire alla figura di Mentore, amico fidato e consigliere di Ulisse. Il quale prima di partire per Troia affida suo figlio Telemaco all’amico Mentore, al quale affida il compito di prepararlo per la successione al trono. Ma in questo nostro racconto l’unico sovrano è la natura, il Telemaco da consigliare per un successo assicurato e sostenibile per tutti sono le imprese del territorio e il Mentore si chiama Vincenzo Coppola, dott. Agronomo.

La (ri)scoperta dell’Oliva Caiazzana

È un venerdì sera che di ordinario ha ben poco. Prima di tutto siamo nel bel mezzo di un lockdown da pandemia globale. Poi è il venerdì Santo di Pasqua, la prima che l’Italia intera non passerà in famiglia. Sono quasi le 22 e Vincenzo ci risponde con un sorriso pieno di quella stanchezza positiva di chi è stato a contatto con la terra per tutto il giorno. Stanco e felice. Ci siamo dati appuntamento in videochiamata perché abbiamo un paio di domande da fargli per l’articolo che vogliamo scrivere sulla figura dell’agronomo/mentore. Ci risponde da Ruviano, dalla quale ci racconta che raramente e con sofferenza si stacca. Lo ha fatto quando ha trascorso 5 anni a Portici, durante i quali ha studiato per laurearsi con una tesi sull’Oliva Caiazzana.

Tesi che nacque quando lesse di una pubblicazione della Regione Campania in cui non veniva fatta giustizia all’olio proveniente dalla zona di Caiazzo. Deciso a smentire questa tesi, si rimbocca le maniche e inizia a produrre da sé con olive caiazzane un olio che si dimostra ben presto di grande qualità. Scopre allora che l’analisi della pubblicazione non teneva conto che l’oliva caiazzana va raccolta ad Ottobre, quando ciò i frantoi sono chiusi, per esprimere al meglio tutto il suo carattere e i suoi valori organolettici. Mentre l’olio preso in considerazione per lo studio era ottenuto da molitura di olive colte a Dicembre, quindi a maturazione molto inoltrata.

E non solo

A questa scoperta virtuosa fecero seguito altre scoperte importanti, come quella dell’Antico Pomodoro Riccio, di cui ti abbiamo parlato qui, della farina ottenuta da Antico Grano Autonomia e quella dei Ceci delle Colline caiatine. Riguardo i ceci, ci racconta di quando frequentava ancora la scuola. Raggiungeva la strada principale con la sua moto, che lasciava lungo la strada e procedeva fino a scuola con passaggi chiesti a vari amici.

Un giorno, durante un passaggio un amico gli disse che su Villa Santa Croce aveva notato dei ceci autoctoni particolari. Un vago ricordo che resta a galla nella memoria di Vincenzo per anni fin quanto, una volta laureato, non decide di andare a controllare se ci sono ancora per studiarli.

Il futuro di un agronomo

Con gli occhi pieni di ciò che ama, continua a raccontarci delle scoperte e delle riscoperte dei prodotti dell’alto casertano e di come ogni volta che trovava un nuovo prodotto della terra ne coglieva qualche campione e lo portava in vari laboratori della Regione o dell’Università per la caratterizzazione. La facoltà di Agraria esiste a Portici dal 1700 circa e la figura dell’agronomo era da sempre considerata come appartenente ad un mondo fatto di aziende molto grosse. Con questo pensiero Vincenzo, una volta laureato, inizia a chiedersi quali siano per lui le prospettive lavorative.

Come al solito gli si para davanti un bivio abbastanza netto: restare e provarci o andare via. La scelta più intelligente davanti ad un bivio è cercare la terza strada. Così Vincenzo decide sì di restare, ma di giocare secondo le sue regole. Ecco che allora inventa la Farmacia Agraria. In un contesto molto fumoso e confuso in cui i fitofarmaci erano venduti da persone poco o per niente specializzate e qualificate, Vincenzo e Carmine, il suo socio, decidono di iniziare a dare consulenze gratuite ricavando il loro guadagno direttamente dalla vendita dei farmaci.

Con il tempo la Farmacia Agraria si specializza sempre di più sul biologico e sull’ecosostenibile. La missione era quella di racchiudere nella figura singola dell’agronomo quelle di medico e farmacista per l’azienda agricola. Vincenzo però è una di quelle persone che vedono la persona oltre l’azienda e il prodotto come espressione massima del territorio prima di tutto. Ed è soprattutto una di quelle persone che, come le spugne, assorbono competenze e con intelligenza riescono a metterle al servizio degli altri per nel nome di una sana crescita collettiva.

Osservare e guardare oltre

Nel 2008 assiste al boom della seconda casa nell’alto casertano. Professionisti, appassionati, amanti della natura che abitavano la città iniziarono a sentire l’esigenza di acquistare una seconda casa nelle zone interne della provincia. Durante questo momento si trova all’interno di uno studio dove impara a presentare progetti di edilizia ai comuni e a utilizzare il CAD. Competenza che si trasforma presto nel saper disegnare con competenza laboratori aziendali per i suoi clienti da agronomo.

Conosci il detto “prendi l’arte e mettila da parte“? Beh, Vincenzo prende l’arte, la smonta, cerca i pezzi più utili e li ingloba nella sua figura ideale di agronomo/mentore. Un agronomo che sia più di una figura da consulenza sporadica. Un vero e proprio amico delle aziende agricole che vede come risorse preziose per cogliere i regali di un territorio rigoglioso e unico. Avendo vissuto in pieno la nascita del digitale, conosce bene tutto il potenziale che ne deriva e cerca di renderne consapevoli anche i produttori del territorio ai quali parla di fitofarmaci e agricoltura allo stesso modo in cui parla di branding.

Credendo profondamente che il bene di una singola azienda agricola sia il bene anche di tutte le altre, come il livello del mare che alzandosi alza insieme tutte le barche che vi si poggiano, Vincenzo ci parla di quanto sia importante per lui fornire gli agricoltori i giusti strumenti per una sana crescita economica, strategica e imprenditoriale. Uno dei momenti chiave è la nascita dell’ANPA Alto Casertano (Associazione Nazionale Produttori Agricoli). Un centro di assistenza agricola grazie al quale è riuscito a raggiungere importanti primati insieme alle aziende, come l’introduzione del biodinamico e di linee di vino senza solfiti nel territorio.

Connessioni e amore per il territorio

Ci spiega che non è sempre stato tutto così facile. Spesso e volentieri Vincenzo si è sentito stretto e ha sentito l’esigenza di migrare via. Poi però ci racconta che in questi momenti gli basta aprire la porta di casa per scacciare via questi pensieri come fa il vento con una coltre di fumo. L’alto casertano è un territorio davvero speciale. Il terreno di questo territorio è un terreno storicamente molto fertile per i semi che ci si piantano, che siano frutti reali o semplicemente idee. Un territorio in cui crescere in maniera sana e orgogliosa i propri figli, ai quali insegnare la bellezza della natura nelle sue forme più belle e ai quali spiegare quanto siano stati fortunati a nascere proprio qui.

Il legame con i prodotti di questo territorio è incredibilmente forte e Vincenzo sente le sue radici ben salde in questo posto che gli ha regalato e regala ogni giorno tante soddisfazioni, di quelle belle con il sudore sulla fronte. La sua concezione originale di agronomo/mentore è una delle cose che gli riesce meglio. Un grande esempio, incredibilmente calzante e coerente con i tempi che stiamo vivendo. Un momento storico in cui la dicotomia urbano/rurale si sta sempre di più affievolendo, una figura del genere è sicuramente molto positiva per tutti i player in gioco.

Chiudiamo la video call con un gran sorriso, arricchiti da qualcosa a cui è difficile dare un valore concreto e andiamo tutti a dormire stanchi e felici.