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Di
costumi estremamente rozzi,
in un continuo stato di guerra,
costretti ad una vita seminomade,
i Longobardi, provenienti dalle
zone dell’odierna Ungheria,
giunsero in Italia nel 568 attraverso
il Friuli e vi si stanziarono,
eleggendo Pavia capitale del
Regno.
Conquistata tutta l'Italia,
si insediarono nel 571 a Benevento
con Zottone, cui successe Arechi
I che estese i confini del ducato
a tutta l'Italia meridionale
come ci tramanda Paolo Diacono,
nella sua Historia Langobardorum.
Il ducato di Benevento ebbe
nel corso dei secoli, rispetto
al principato di Pavia, una
propria autonomia, diventando
un’entità indipendente.
La sconfitta del re Desiderio
ad opera di Carlo Magno nel
774 determinò la fine
del Regno longobardo di Pavia,;
il ducato di Benevento invece,
il cui duca Arechi II elevò
a principato, sopravvisse fino
al 1077, anno in cui cadde sotto
il dominio pontificio.
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Ebbe inizio così per Benevento un
periodo storico di notevole
importanza: si ampliarono le
mura dellacittà, si curò
l'urbanistica, si realizzarono
lo sviluppo e l’ampliamento
della “civitas”;
si ravvivò la vita cittadina,
sia economica che commerciale,
supportata quest'ultima da una
propria moneta, coniata nell’operosa
Zecca di Benevento per tutto
il periodo che va dal Regno
del Duca Romoaldo II a Liutprando
(sec. VIII); si diede impulso
inoltre alla attività
culturale e religiosa, ricostruendo
abbazie, chiese e monumenti,
con gli annessi “scriptorum”,
centri propulsori di cultura.
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Da
Benevento partiva la “sacra
via langobardorum”, strada
dei pellegrini, che dal principato,
lungo il percorso della via
Traiana, passando per l’attuale
Buonalbergo, raggiungeva il
monte Gargano, luogo di fede
in onore di San Michele Arcangelo,
patrono dei Longobardi. La storiografia
longobarda, da Paolo Diacono
ad Erchemperto e alla Cronica
Sancti Benedicti Casinensis,
ha datato l’inizio del
culto micaelico all’episodio
bellico dell'8 maggio 650, quando
i Longobardi di Benevento respinsero
un attacco dei Bizantini che
volevano impadronirsi del santuario
dedicato all’Arcangelo
sul monte Gargano. |
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L’Arcangelo
San Michele, il più potente
difensore del popolo di Dio, fu definito
“Principe degli Angeli”
per la sua lealtà, fedeltà
e devozione nei confronti del Signore.
L’Arcangelo viene rappresentato,
nell’iconografia orientale ed
occidentale, come un combattente con
la spada in mano, che nella prima
immensa guerra apocalittica, svoltasi
prima della venuta dell'uomo sulla
terra, affronta e sconfigge Lucifero
ribellatosi a Dio, facendolo sprofondare
nelle tenebre.
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Contribuirono,
certamente, ad accrescere il
culto di San Michele nell’area
sannita le vicende della transumanza
ed i pellegrinaggi verso il
Gargano. Nell’Arcangelo,
i biondi guerrieri venuti dal
nord identificarono "l'eroe
di Dio", il santo guerriero,
il capo dell’esercito
celeste nel quale ritrovavano
caratteristiche ed attributi
del pagano Wothan, considerato
dai popoli germanici dio della
guerra, protettore dei guerrieri
e degli eroi.
I longobardi considerarono San
Michele il loro santo nazionale
facendolo rappresentare quale
effigie sugli scudi e sulle
monete, diffondendo così
il suo culto tra il popolo insieme
all'uso di |
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